TAMPONE FARINGEO PER LO STREPTOCOCCO

Il tampone faringeo è un test diagnostico rapido, non invasivo e indolore che analizza il secreto della mucosa faringea (essudato della gola) per identificare microrganismi responsabili di infezioni, nello specifico lo streptococco (Streptococcus pyogenes) beta-emolitico di gruppo A.

Qual è il principio alla base del test diagnostico per lo streptococco?

Il test sfrutta il metodo immunocromatografico: si presenta con una piccola piastra (o cassetta) a due zone lineari, una di controllo ed una di reazione, intrisa di reagenti con specifici anticorpi per antigeni Strep A; durante il test, il campione prelevato con il tamponcino viene posto in contatto con il reagente e se presenti antigeni, la loro reazione chimica con il reagente porta alla comparsa di una striscia colorata di rosso nella zona di reazione della cassetta. 

Come si esegue il test?

Il test si esegue su campione di secreto (essudato) faringeo raccolto utilizzando un bastoncino cotonato di lunghezza idonea per poter raggiungere il fondo della gola senza toccare la lingua, le pareti e le altre zone del cavo orale; i risultati sono pressocché immediati (da 10 a 15 minuti, in base al tipo di test).

Il test è altamente specifico ma può variare per sensibilità: in pratica, l’esito positivo del test permette la diagnosi immediata mentre un esito negativo dovrebbe essere confermato da ulteriore test microbiologico in coltura su piastre agar-sangue (conferma richiesta soprattutto per i bambini; di solito per gli adulti non viene chiesta la conferma colturale, necessaria solo se in cura viene indicato un antibiotico della classe dei macrolidi).

Dove farlo?

Il test diagnostico con tampone faringeo per lo streptococco beta-emolitico del gruppo A può essere effettuato presso il proprio medico curante, nelle strutture sanitarie con l’intervento dell’infermiera oppure direttamente dalla persona a casa propria; l’esecuzione del test presso una struttura sanitaria presenta il vantaggio assoluto dell’intervento specialistico eliminando gli errori del ‘’fai-da-te’’ e rischi di avere falsi risultati.

Quando farlo?

I sintomi e segni clinici che portano al sospetto di una faringite batterica causata da streptococco beta-emolitico A sono:

  • febbre alta e molto alta con esordio violento (ricorrente e/o che non risponde agli antipiretici) ; brivido
  • dolore e bruciore molto forti e diffusi nella gola; difficoltà di inghiottire (possibile anche la sensazione dolorosa dell’orecchio sullo stesso lato); gola secca
  • iperemia (gonfiore) delle mucose del cavo orale
  • tonsille gonfie con o senza placche bianche (pus)
  • linfonodi del collo ingrossati e dolenti (linfoadenopatia)
  • malessere generale, nausea, vomito

In presenza di sintomi e segni clinici persistenti/ricorrenti per più di 3-5 giorni il medico potrà indicare di eseguire un test diagnostico rapido per lo streptococco beta-emolitico A.

Cos’è lo streptococco?

Con il nome di ‘’streptococco’’ viene definito il gruppo dei batteri con le caratteristiche seguenti:

  • sono batteri di forma sferica (la grande categoria dei cocchi) che si dispongono in catene sviluppando colonie semichiuse
  • sono aerobi/anaerobi facoltativi (si nutrono e producono energia mediante fermentazione in ambiente privo di ossigeno; sono anche capaci di passare a respirazione aerobica in ambiente con ossigeno)
  • sono Gram-positivi (la colorazione Gram è l’esame di laboratorio in microbiologia che viene utilizzato per una prima classificazione dei batteri) e catalasi-negativi (tipo di test utilizzato per la diagnosi differenziale con altri tipi di cocchi, come gli stafilococchi)
  • producono sostanze (esotossine) nocive per l’organismo ospite: streptolisine, enzimi come DNAsi o ialuronidasi; in particolare la streptolisina provoca la lisi (distruzione) dei globuli rossi (la capacità antigenica antistreptolisinica è utilizzata per il test di rilevazione ASLO, utile per rilevare complicanze come la febbre reumatoide o alterazioni della funzione renale)

 

Non tutti gli streptococchi sono patogeni assoluti per l’uomo: molte specie fanno parte del corredo microbico (microbiota) dell’organismo umano; alcune rimangono sempre saprofite e simbiotiche mentre altre possono proliferare e diventare patogene in condizioni ambientali per loro favorevoli.

Una prima classificazione degli streptococchi si basa sulla loro capacità emolitica e li suddivide in 3 categorie:

  • streptococchi beta-emolitici (capaci di indurre emolisi chiara e completa intorno alle colonie): il più conosciuto è lo S.pyogenes
  • streptococchi alfa-emolitici (capaci di emolisi incompleta a colorazione verdastra) sono comunemente chiamati S. viridans
  • streptococchi gamma-emolitici (non producono emolisi)

 

Nel 1933, la batteriologa R. Lancefield mette a punto un sistema di classificazione più preciso dei cocchi Gram-positivi, in base all’antigene polisaccaridico C (il polisaccaride C è componente strutturale della parete batterica; è costituito da una molecola complessa detta peptidoglicano con terminazioni che ramificano con amminozuccheri i quali determinano l’antigenicità).

La classificazione Lancefield suddivide gli streptococchi in 20 gruppi, da A a H e da K a V; dallo schema sono esclusi alcuni streptococchi (come S. pneumoniae) perché pur essendo emolitici non esprimono gli antigeni Lancefield (ripartiti in sierogruppi specifici).

I gruppi di streptococchi di assoluta rilevanza clinica, per le patologie che possono provocare, sono

  • streptococco beta-emolitico di tipo A: S. pyogenes
  • streptococco beta-emolitico di tipo B: S. agalactiae
  • streptococchi alfa-emolitici (viridanti): S. mutans, salivarius, sanguinis
  • streptococcus pneumoniae (conosciuto anche come pneumococco o diplococco)

Quali malattie può causare lo streptococco?

Lo Streptococcus pyogenes è il membro clinicamente più importante del gruppo degli streptococchi beta-emolitici ed è uno degli agenti patogeni più diffusi al mondo; responsabile di diverse patologie nei bambini e adulti, invade la cute o le mucose apparentemente intatte e provoca infezioni rapidamente progressive.

In natura, l’organismo umano è il principale ospite per lo streptococco p.; la trasmissione è diretta, da persona a persona, per via respiratoria attraverso droplets ( specie in ambienti affollati), oppure per via cutanea attraverso lesioni della pelle dopo contatto diretto; i batteri possono anche sviluppare colonia senza provocare la malattia (in questi casi, l’ospite è detto ‘’portatore sano’’).

Le patologie causate da S. beta-emolitici si distinguono in forme acute piogeniche e forme subacute dette sequele non suppurative, che possono seguire a distanza di settimane, ma non sono collegate direttamente alla manifestazione acuta iniziale; le infezioni acute interessano cute e mucose:

  • faringite e faringo-tonsillite (angina) alla quale possono conseguire infezioni maggiori (ascessi tonsillari, otiti, mastoiditi; e con meno frequenza: meningite, polmonite, endocardite)
  • scarlattina (malattia esantematica infantile, il più delle volte conseguenza della faringite)
  • infezioni cutanee (impetigine, erisipela, cellulite, piodermiti)
  • fascite necrotica
  • sindrome da shock tossico
  • febbre puerperale (infezione post-partum: oggi, praticamente scomparsa nei Paesi industrializzati)

 

Lo streptococco di gruppo A beta-emolitico è la causa più frequente di faringite batterica acuta:

  • infezione con interessamento prevalente della fascia d’età pediatrica (tra i 3 e i 14 anni) 
  • sono presenti sintomi acuti quali mal di gola, febbre, faringe iperemica ed essudato tonsillare purulento; 
  • sono invece assenti sintomi come tosse, laringite, naso chiuso (sono indici di altre cause e permettono la diagnosi differenziale).

 

La scarlattina, malattia prevalentemente infantile:

  • è conseguenza di un’infezione acuta streptococcica (il più delle volte faringite; in alcuni casi, l’infezione primaria può interessare altre zone del corpo); 
  • è causata da ceppi di streptococchi di gruppo A produttori di una tossina emolitica che provoca una diffusa colorazione cutanea rosa-rossastra (la quale si sbianca se sottoposta a pressione).

Le complicanze e fattori di rischio

Le infezioni streptococciche (soprattutto quelle trascurate o non trattate fino alla guarigione completa) possono evolvere in complicanze tardive e sequele non suppurative tra le quali le più importanti sono considerate:

la febbre reumatica acuta: febbre media-alta, rash cutaneo, infiammazione del cuore (miocardite, pericardite o endocardite) e delle articolazioni (artrite)

la glomerulonefrite acuta: infiammazione acuta dei glomeruli renali, dovuta alla presenza in circolo di complessi solubili antigene-anticorpo i quali innescano la cascata infiammatoria; si può manifestare dopo circa 1-3 settimane da un’infezione su cute o mucose ed è frequente in età pediatrica (10-15% dei bambini che hanno avuto la faringite o la scarlattina)

Infezioni gravi e molto gravi da streptococco beta-emolitico di gruppo A, che necessitano di interventi terapeutici decisi e immediati, comprendono setticemia e shock settico, sepsi puerperale (ad oggi praticamente eradicata nei Paesi occidentali), empiema.

Tra i fattori di rischio per le infezioni da streptococco beta-emolitico A ci sono le patologie pregresse: malattie cardiovascolari e renali, patologie croniche respiratorie, malattie autoimmuni (tra cui la psoriasi), il diabete.

A cura della Dr.ssa Afrodita Alexe – Fonti essenziali: MsdManuals.com | Researchgate.net