LE MALATTIE INFETTIVE DEL CANE

LE MALATTIE INFETTIVE DEL CANE

INDICE

LE MALATTIE INFETTIVE DEL CANE: GENERALITA’

Le malattie infettive dei cani sono patologie causate da virus, batteri o parassiti, spesso contagiose e talvolta fatali, specialmente nei cuccioli; alcune sono zoonosi (si trasmettono anche all’uomo); la prevenzione è fondamentale e consiste nella vaccinazione, l’igiene del pet e dell’ambiente e la profilassi antiparassitaria. 

Le malattie infettive più comuni nei cani sono la parvovirosi, la leptospirosi, il cimurro, la filariosi; la rabbia è una malattia virale mortale, zoonotica, per la quale la vaccinazione pre-esposizione e il trattamento post-esposizione immediato sono le uniche misure efficaci

La profilassi antiparassitaria è la misura preventiva fondamentale per proteggere i nostri amici animali da queste malattie: consiste nell’utilizzo di farmaci per via orale (compresse appetibili, sospesnsioni, soluzioni, sciroppi) e topica (fiale, spot-on, collari) in ordine di sequenza temporale (mensile, trimestrale, stagionale) in funzione della copertura richiesta.

GASTROENTERITE

Uno dei disturbi più frequenti che colpisce i nostri amici a quattro zampe è l’enterite, ossia stato diarroico più o meno grave a seconda della causa scatenante. 

I disturbi intestinali sono generalmente causati dall’alimentazione e si traducono per un’infiammazione acuta o cronica dell’intestino tenue e/o crasso.

Quando la diarrea compare all’improvviso, si limita a 1-2 episodi nell’arco di sole 24 ore e non è accompagnata da altri sintomi, è molto probabile che si tratti di un’intossicazione: soprattutto se il sintomo si è presentato dopo la passeggiata o la corsa per i campi o nei parchi comuni, la probabilità che il cane abbia ingerito resti di alimenti o sostanze tossiche (ad esempio certe piante o erbe, veleno per ratti) è molto alta. 

Ci limiteremo a tenere il nostro cane sotto osservazione, meglio non dargli da mangiare per alcune ore e idratarlo correttamente. 

In presenza di altri sintomi (vomito, perdita di tono/energia, perdita di appetito, rifiuto di bere acqua), è necessario l’aiuto del veterinario. 

Oltre alla cura farmacologica prescritta, è indicato alleggerire la dieta e integrare i fermenti lattici in formulazioni adatte per ogni caso, in modo da ristabilire le normali funzionalità gastrointestinali del nostro cane.

La gastroenterite virale (Parvovirosi)

La parvovirosi – gastroenterite virale, o diarrea infettiva – è provocata dal parvovirus canino (CPV), un virus particolarmente resistente nell’ambiente esterno e molto contagioso.

 La parvovirosi presenta un quadro più complesso rispetto alla diarrea comune: 

  • i sintomi sono più virulenti, 
  • gli episodi diarroici sono più frequenti e possono comportare comparsa di muco e sangue nelle feci (dovuta a una forte infiammazione dell’intestino crasso), 
  • il vomito è ricorrente, 
  • è presente la febbre, 
  • le mucose sono irritate e arrossate. 

La parvovirosi colpisce soprattutto i cuccioli che sono particolarmente a rischio nella finestra temporale tra il decadimento dell’immunità acquisita dalla madre e l’inizio del protocollo vaccinale.

Per il trattamento della parvovirosi non esiste un protocollo specifico: il veterinario può indicare di seguire una terapia di supporto (soprattutto per limitare la disidratazione) e una dieta alimentare restrittiva per almeno 4 settimane, tornando alla normale alimentazione in modo lento e graduato.

La colite

Se la diarrea come sintomo è ciclica e accompagnata da vomito, perdita di peso, dolore e spasmo addominale, si parla di infiammazione cronica dell’intestino ovvero colite. 

L’anamnesi completa spetta al veterinario, per avere una diagnosi differenziale (una delle più gravi forme è la colite linfoplasmacitaria dove l’infiammazione interessa anche il duodeno); è una patologia cronica che può presentare ciclicamente episodi di riacutizzazione: l’enterite in questo caso è più marcata e si possono sviluppare patologie connesse (disidratazione; gastroesofagite acuta/cronica; sindrome da malassorbimento dei nutrienti). 

In questi casi l’intervento dello specialista è d’obbligo; oltre alla cura farmacologica, si dovrà trovare la giusta formula alimentare ipoallergenica e ricca di fibre per assicurare ai nostri piccoli amici affetti da questa patologia una qualità di vita ottimale.

LEPTOSPIROSI

La leptospirosi è un’infezione batterica provocata da patogeni del genere Leptospira; fa parte del gruppo delle zoonosi – patologie infettive trasmissibili anche all’uomo. 

La leptospirosi si trasmette per contatto diretto con urine o sangue dell’animale infetto, per via transplacentare, o per contatto indiretto con acqua, cibo, terreno contaminato. 

Anche se sostanzialmente tutti i mammiferi si possono ammalare o possono essere portatori sani di leptospire, il vettore di contaminazione più importante è considerato il ratto: sostanzialmente privo di sintomi in fase acuta, il ratto rimane a lungo portatore della malattia e conseguentemente la sua colonia rimane gravemente infetta per lunghi periodi di tempo. 

Cosa sono le leptospire?

Le leptospire sono batteri sottili e spiraliformi detti spirochete, dell’ordine Spirochaetales e della famiglia Leptospiraceae, che comprende, oltre alle forme saprofite, circa 200 sierotipi patogeni ad oggi conosciuti, raggruppati sotto il nome di L.interrogans, e di cui il più virulento, conosciuto per provocare infezioni severe, a volte letali, anche nell’uomo, è L. icterohemorrhagiae, seguito dai sierotipi canicola, hebdomadis, grippotyphosa ecc.

L’habitat ideale per le leptospire è l’acqua calda e stagnante, ed il rischio di contaminazione cresce esponenzialmente in tarda estate e autunno; rischio ancor più alto nelle zone affollate, nelle zone periferiche delle grandi città, durante il periodo di transito turistico intenso, soprattutto in condizioni di scarso rispetto delle regole igienico-sanitarie. 

Il cane si ammala per contatto diretto con un animale infetto, o per contatto indiretto con urina, acqua o terreno infetti – ad esempio durante le passeggiate fuori dell’habitat domestico (le urine di ratto possono ricordare quelle delle cagne in calore).  

A questo si aggiunge il fatto che in seguito all’infezione, il cane può rimanere a lungo portatore di leptospire, aumentando così il rischio d’infezione per l’uomo, che può contrarre la malattia per contatto diretto con le urine infette o attraverso il morso; il rischio di trasmissione del patogeno è correlato alla carica infettante e allo stato di salute della cute (infatti le leptospire non possono penetrare la pelle sana ma passano attraverso piccole ferite, abrasioni o graffi).

Nel cane, la malattia può presentare sintomi da lievi a gravi fino a fatali, in base alla carica infettiva e alle condizioni dell’animale (età, compresenza di altre patologie, status immunologico). 

Ve ne sono principalmente 2 forme: 

  • la Weil canina, data da L.icterohaemorrhagiae, che comporta una sindrome ittero-emorragica con sintomi renali ed intestinali; 
  • il tifo canino, o malattia di Stoccarda, data da L.canicola, che comporta oltre ai segni comuni delle leptospirosi, anche scialorrea, stomatite con necrosi epiteliali, nefrite interstiziale, forme uremigene. 

Generalmente, dopo un periodo d’incubazione di 4-12 giorni, compaiono 

  • febbre alta, 
  • gastroenterite acuta con vomito e diarrea con frequente presenza di sangue, 
  • calo di appetito, 
  • apatia/letargia, 
  • forte disidratazione e arrossamento delle mucose, 
  • congestione oculo-congiuntivale, 
  • tosse, 
  • urine scure; 
  • il segno specifico della leptospirosi è l’ittero – colorazione gialla delle mucose e cute, dovuta al danno epatico diretto; 

Le complicanze

nelle forme gravi, si possono sviluppare

  • insufficienza renale di difficile risoluzione che può in seguito segnare un danno renale permanente; 
  • meningite o meningo-encefalite con esito generalmente fatale.

La prevenzione

si basa sulla vaccinazione con richiamo 1 o 2 volte all’anno, sotto stretta indicazione del veterinario; il vaccino attualmente in commercio assicura una copertura preventiva contro L. icterohaemorrhagiae, L. canicola, L. pomona e L. grippotyphosa

La permanenza dei cani nelle strutture di affidamento (canili, pensioni ecc) comporta l’obbligo di rispettare le scadenze dei richiami della vaccinazione, così come le visite di controllo per i cani in post-infezione, che possono risultare portatori sani per molto tempo.

Per prevenire il contagio diretto, è consigliabile impedire al cane di bere dalle fonti d’acqua possibilmente infette, stare lontani dalle zone ombreggiate e umide negli ambienti malsani, eliminare dal proprio giardino o dall’ambiente domestico qualsiasi potenziale fonte di contagio.

Il trattamento

– antibiotici ed antidolorifici prescritti dal veterinario, 

– la terapia di sostegno per gli organi danneggiati, quindi reidratazione orale con correzione della perdita di sali minerali e controllo del vomito e della diarrea; 

– una particolare attenzione va posta all’alimentazione, che deve apportare cibi facilmente digeribili, con eventuale addizione di vitamine e fattori di ripristino della funzionalità epatica e digestiva e del tono muscolare; 

– uso di prodotti complementari per la cura del cavo orale, della cute e del pelo del nostro Fido.

CIMURRO

Con il nome ‘’cimurro’’ viene definita una grave patologia infettiva virale che può colpire i canidi (cani, volpi, lupi, coyotes ecc), mustelidi (il furetto) ed alcuni felidi, a tutte le età, ma con incidenza maggiore i cuccioli e gli animali giovani.

Il cimurro è una malattia ad alto rischio per i cuccioli di cani non vaccinati una volta svezzati e per gli animali che vivono in ambienti sovraffollati come i canili, i rifugi, i grandi negozi di animali.

La definizione

Si tratta di Morva Canina o Malattia di Carrè, una malattia infettiva virale altamente contagiosa, dovuta ad un virus pleomorfo del tipo Morbillivirus, della famiglia Paramyxoviridae, il cui genoma è formato da Rna a singolo filamento negativo; della stessa famiglia vi fanno parte alcuni tipi che interessano l’uomo, come i virus parainfluenzali, il virus della parotite, del morbillo, il respiratorio sinciziale; comunque, il cimurro non è una zoonosi (non è trasmissibile all’uomo).

La trasmissione 

avviene tramite contatto diretto con animali malati, soprattutto per via aerogena, attraverso lo scolo oculo-nasale, particelle di saliva, e in maniera meno frequente attraverso urine e/o feci di animali infetti. 

Anche se altamente contagioso, il virus non è resistente nell’ambiente (senza ospite si inattiva in modo naturale in circa 10 giorni; viene distrutto dai raggi UV, dal calore e dai comuni disinfettanti per superfici). 

L’andamento della malattia presenta generalmente 2 picchi, a distanza di 10-15 giorni, caratterizzati da febbre elevata, inappetenza e malessere generale; la prognosi è riservata e spesso letale.

I sintomi

Il cimurro presenta un decorso clinico che può essere acuto, sub-acuto o cronico; tutte le manifestazioni iniziano con 

Fase respiratoria da lieve (può anche passare inosservata se la febbre è assente) a marcata caratterizzata da:

  • scolo oculare sieroso e congiuntivite, 
  • tosse secca, 
  • scolo nasale e mucosa nasale secca,
  • stato di debolezza ed astenia fisica, 
  • mancanza di appetito, 
  • disturbi olfattivi, 
  • febbre; 
  • in seguito, lo scolo può diventare mucopurulento e la tosse-produttiva per causa di sovrainfezioni batteriche che interessano le vie respiratorie medie e basse (coinvolgimento bronco-polmonare). 

La febbre è solitamente alta (può superare i 40°C) con esordio brusco e con andamento altalenante; si può manifestare un secondo picco ipertermico molto alto che può degenerare in convulsioni e che può indebolire molto l’animale. 

Fase gastro-enterica seguente, a distanza di circa 2-3 settimane: si manifesta con 

  • vomito e diarrea con perdita di sangue e di muco, 
  • disidratazione e anoressia, 
  • indebolimento fisico marcato con perdita di peso.

Ulteriormente, si possono osservare segni a livello cutaneo (ispessimento della pelle e del tessuto connettivale del muso e dei cuscinetti plantari, perdita di pelo), disturbi del cavo orale e dello smalto dentale.

La fase cronica è su base neurologica: si manifesta nei cani che superano la fase acuta della malattia, con sintomi come 

  • convulsioni, 
  • paralisi e paresi, 
  • atassia, 
  • contrazioni fulminee di singoli muscoli o di interi gruppi muscolari (mioclonie), dovuti a lesioni nervose che permarranno e si manifesteranno anche a distanza di anni; 
  • una forma particolare di manifestazione neurologica tardiva, l’encefalite del cane anziano, è caratterizzata da cecità di origine centrale, riduzione dei riflessi, movimenti compulsivi, demenza. 

I cani che sviluppando adeguata risposta immunologica sopravvivono all’infezione, eliminano il virus in circa 60-90 giorni e vi rimangono immunizzati a vita; tuttavia in condizioni sfavorevoli possono andare incontro ad un abbassamento generale delle difese immunitarie, con ritorno alle manifestazioni subcliniche generali (inappetenza, disturbi dell’olfatto, sintomi neurologici). 

Le cure e la profilassi

L’unico modo per prevenire l’infezione da virus del cimurro è la profilassi vaccinale: la vaccinazione deve essere eseguita in tutti i cuccioli non appena svezzati, per evitare che perdendo la copertura immunitaria ereditata dalla madre, contrattino il virus presente nell’ambiente; ed anche tutti i cani adulti che per svariate ragioni devono passare del tempo in ambienti affollati o con aumentato rischio di contagio.

Ad oggi non esiste una cura antivirale, mirata alla distruzione del virus in caso di malattia conclamata; la terapia è sintomatica, intesa a ridurre ed alleviare i sintomi presenti in ogni fase di sviluppo della malattia. 

Il medico guiderà l’approccio terapeutico passo dopo passo ed indicherà i farmaci antiinfiammatori ed antibiotici a largo spettro d’azione per combattere le sovrainfezioni batteriche, mucolitici ed espettoranti per la cura della tosse, antiemetici e reidratazione orale per i disturbi gastroenterici, anticonvulsivanti per le turbe neurologiche. 

LEISHMANIOSI

Una delle più conosciute malattie infettive del cane è sicuramente la leishmaniosi, infezione sostenuta da microrganismi protozoici appartenenti alla classe Leishmania; malattia potenzialmente zoonotica (che può essere trasmessa anche all’uomo, in particolari condizioni).

Nel Bacino mediterraneo, è stato individuato come agente principale infettivo il Leishmania infantum, imputato per la malattia infettiva nel cane.

La leishmaniosi è una malattia vettoriale: l’ospite vettore (veicolante) dell’agente infettivo è il pappatacio.

Cos’è il pappatacio?

 Il pappatacio è il nome comune del Phlebotomus papatasi, specie appartenente alla classe dei flebotomi, insetti simili alle zanzare. 

Il pappatacio è diffuso in tutto il mondo, nelle zone caldo-umide, vicino al mare, ed è molto più attivo nel periodo caldo dell’anno, principalmente da maggio a inizio ottobre.

Se fino a 15-20 anni fa territori come la montagna, le zone collinari erano ritenute a scarso rischio o completamente al sicuro dalla presenza di pappataci, negli ultimi anni ormai sono stati individuati focolai endemici anche in queste zone, fenomeno dovuto in parte all’aumentato flusso di persone che vi transitano. 

In seguito alla puntura di un insetto infetto, il cane può sviluppare e diffondere la malattia, pur rimanendo anche per molto tempo asintomatico. 

La leishmaniosi è un’antropo-zoonosi, ovvero può essere trasmessa dal cane all’uomo, anche se solo in particolari condizioni fisiopatologiche dell’organismo umano (un sistema immunitario deficitario, una particolare suscettibilità). 

Comunque la malattia non può essere trasmessa direttamente tra cani e uomini, in quanto il microrganismo ha bisogno di completare parte del proprio ciclo biologico nel corpo dell’insetto veicolante.

I sintomi 

complessi e di varia entità, interessano l’apparato cutaneo ed i suoi annessi, come anche vari organi ed apparati interni (muscolo-scheletrico, fegato, rene); 

si possono presentare insieme o random e a volte sono difficili da inquadrare. 

Il quadro clinico generale presenta:

-a livello cutaneo  –  dermatite con forfora, alopecia sul muso, orecchie, dorso, zampe; lesioni ulceranti alle orecchie; perdita di muco e sangue dal naso; secchezza delle mucose in generale; lesioni delle palpebre e dell’occhio

-a livello muscolo-scheletrico  –  dolori diffusi, incluso mal di schiena, indolenzimento

-a livello renale e gastro-intestinale  –  polidipsia, poliuria, vomito, diarrea, ulcere orali, anoressia, fino a coma uremico (stadio terminale dell’insufficienza renale).

La diagnosi 

viene posta dal medico veterinario in seguito ad analisi specifiche del sangue e delle urine, l’esame microscopico di campione biologico (milza, linfonodi, midollo osseo), PCR. 

I protocolli di terapia farmacologica sono continuamente oggetto di studio scientifico per il controllo e miglioramento dell’efficacia; il trattamento consiste nella somministrazione di antibiotici (chinoloni, metronidazolo), inibitori enzimatici (allopurinolo), altri agenti biochimici. 

Nonostante l’eventuale negativizzazione sierologica ottenuta, sono necessari controlli periodici per prevenire le recidive.

La prevenzione 

consiste nella vaccinazione, indicata per i cani a partire dai 6 mesi di età, risultati asintomatici e sieronegativi. 

Il vaccino, a richiamo annuale, non conferisce copertura completa per cui vi si ricorre alle misure di prevenzione complementare

-protezione dagli insetti, per uso di prodotti repellenti sul cane (collari, spray, fiale spot-on a base di piretrine o simili, con dimostrata azione anti-feeding); impedendo al cane di dormire in giardino si riduce il rischio di essere punto dal flebotoma, che si annida nell’erba e colpisce soprattutto di notte;

-disinfestazione dell’ambiente con insetticidi idonei, facendo attenzione agli eventuali effetti tossici verso i pet; 

-utili le zanzariere a maglia fitta per l’ambiente domestico;

-un ceno particolare va dato alla profilassi in luoghi come canili o rifugi, in cui i rischi d’infezione sono molto alti: il controllo si effettua con programmi di disinfestazione ambientale, trattamenti repellenti per tutti i cani risiedenti (passeggeri e permanenti), isolamento e trattamento specifico per i cani infetti.

FILARIOSI

Tra le zoonosi (malattie trasmissibili dall’animale all’uomo) si trova la filariasi, o filariosi, malattia che può colpire i cani di tutte le età e razze, più esposti essendo gli animali che vivono all’aperto e/o che hanno contatto diretto e costante con altri animali; oltre ai cani, questa malattia si può manifestare anche nei gatti, furetti, volpi, lupi, altri canidi e felidi. 

Cos’è la filariosi

Si tratta di una malattia parassitaria vettoriale provocata dalle forme adulte di nematodi della famiglia Onchocercidae (vermi cilindrici), genere Dirofilaria

  • D. immitis si localizzano a livello delle arterie polmonari, cuore (atrio destro), vena cava inferiore, provocando la filariosi cardio-polmonare
  • D. repens si localizzano a livello del tessuto sottocutaneo, provocando la filariosi sottocutanea
  • entrambe le forme patologiche sono trasmissibili all’uomo, sempre tramite puntura di zanzara (anche se è vero che l’uomo non rappresenta un ospite naturale di questo parassita, per cui può rimanere asintomatico o non sviluppare la malattia). 

La filariosi cutanea è presente in tutte le regioni del nostro Paese, mentre la forma cardio-polmonare si manifesta soprattutto nel Nord e Centro-Nord, con prevalenza in Pianura Padana, anche se ultimamente nuovi focolai sono stati segnalati in zone con considerate endemiche precedentemente (Centro-sud e Sud del Paese); il periodo di maggiore incidenza è da marzo-aprile a ottobre-novembre, con un pico nei mesi estivi.

Come si trasmette

Il vettore dell’infestazione è la zanzara, in particolare la zanzara tigre: le forme larvali del verme parassita, dette microfilarie, vivono all’interno dell’apparato bucale della zanzara, dove subiscono 2 stadi di sviluppo; durante il pasto di sangue della zanzara, vengono iniettate nel circolo sanguigno dell’animale, dove vanno incontro ad altri 2 stadi di sviluppo trasformandosi in forme adulte e localizzandosi definitivamente negli organi e tessuti-bersaglio. 

Le forme adulte dei parassiti rilasciano direttamente nel circolo sanguigno le larve al primo stadio di sviluppo, che vengono ingerite da una nuova zanzara che poi le trasmetterà ad un nuovo ospite finale. 

Ogni animale può ospitare da un minimo di 3 ad un massimo di 50 parassiti che possono sopravvivere fino a 7 anni, dando inizio a nuovi cicli di riproduzione e provocando alla fine la morte dell’ospite, per la massiccia infestazione e per i danni irreversibili d’organo.

I sintomi

I sintomi della malattia cutanea sono facilmente individuabili, il che ci permette di intervenire tempestivamente:

  • eccessivo prurito, 
  • perdita di pelo
  • comparsa di noduli sottocutanei 

I sintomi della malattia cardio-polmonare 

diventano evidenti solo quando il parassita entra nell’ultimo stadio di sviluppo; possono passare alcuni mesi prima che la malattia inizi a manifestarsi. 

Nelle forme lievi e moderate, il cane non presenta sintomi o li accusa in maniera leggera (difficoltà a respirare sotto sforzo, soffio cardiaco, calo ponderale che può passare inosservato). 

Nella forma grave, i sintomi sono evidenti e includono 

  • disturbi del respiro, 
  • affaticamento generale e mancanza di appetito, 
  • sostanziale perdita di peso, 
  • tosse, 
  • edema polmonare, 
  • epistassi, 
  • problemi neurologici, 
  • insufficienza cardiaca; 
  • nello stadio 4 della malattia, è evidente la sindrome della vena cava, situazione in cui l’ostruzione della vena da parte dei parassiti pone in grave pericolo la vita del nostro cane.

Cura e prevenzione

La terapia farmacologica sarà necessariamente impostata in base allo stadio della patologia; nella forma lieve e moderata può essere sufficiente la sola somministrazione di farmaci ad azione vermicida e limitazione dello sforzo fisico. 

Nella forma grave, oltre al farmaco vermicida, si associano farmaci sintomatici e riposo forzato; mentre nella terapia per la forma patologica in stadio 4 si può rincorrere all’intervento chirurgico, oltre ai farmaci sintomatici e vermicidi, la prognosi rimanendo comunque molto riservata. 

Anche dopo la guarigione, il cane rimane molto debilitato, avendo bisogno di cure attente per il recupero fisiologico degli organi danneggiati.

Risulta quindi di cruciale importanza la profilassi prevista per questa patologia. 

La prevenzione 

consiste nell’uso di repellenti anti-zanzare sul pelo del nostro cane, per tutto il periodo della loro presenza (indicativamente da marzo a novembre), nonché attuare misure efficaci per ridurre il rischio di contatto diretto con questi insetti molesti (uso di zanzariere, uso di insetto-repellenti per l’ambiente). 

Sempre in via preventiva, dietro indicazione del veterinario, possiamo somministrare al nostro cane farmaci specifici che inibiscono lo sviluppo morfologico dei parassiti, da stadio larvale a stadio adulto; una volta al mese, tutti i mesi della permanenza delle zanzare più un mese (indicativamente, da marzo-aprile a ottobre-novembre); le molecole più utilizzate sono la milbemicina ossima, la selamectina, l’ivermectina e la moxidectina. 

Il medico veterinario sceglierà il percorso di prevenzione più adatto al nostro cane, tenendo conto della razza, dell’età, dell’ambiente e stile di vita.

TUBERCOLOSI

La tubercolosi è una malattia infettiva contagiosa a carattere zoonotico, data da batteri della famiglia Mycobacteriaceae

La famiglia dei micobatteri comprende più di 40 sottotipi di batteri gram-variabili che presentano una parete cellulare molto spessa e strutturalmente diversa da tutti gli altri batteri, nonché delle caratteristiche patogeniche particolari, proprietà che rendono questi batteri particolarmente resistenti agli antibiotici e chemioterapici comuni. 

Un primo gruppo di micobatteri contiene i sottotipi che inducono la tubercolosi, nell’uomo come nell’animale (le specie canina, felina, bovina; questi sono i tipi di zoonosi più frequenti) e negli uccelli (è la zoonosi meno frequente). 

Tra i ceppi più noti di micobatteri, il più riscontrato è il M.tubercolosis, più noto come bacillo di Koch, dal nome del biologo che lo ha scoperto; si parla di zoonosi invertita in quanto è l’animale a contrarre la malattia dall’uomo, nella quasi totalità dei casi. 

Generalmente, il cane è immune alla tubercolosi, per cui anche se entra in contatto con l’agente infettivo non sviluppa la malattia; il rischio di sviluppo dell’infezione aumenta invece in certe condizioni (più a rischio sono i cuccioli; gli animali che abitano in ambienti a rischio; gli animali con sistema immunitario indebolito).

Come si trasmette

Il contagio avviene per via aerea e può passare inosservato; i batteri si localizzano nei linfonodi vicini al punto d’ingresso, poi nei polmoni ed infine in altri organi.  

La generalizzazione può essere precoce, con l’instaurarsi dei sintomi prevalentemente respiratori, oppure tardiva con incubazione molto lenta (anche anni di tempo) multi-organo e con esito fatale. 

I sintomi

  • più comuni sono perdita di tono e vigore, astenia, debolezza, mancanza di appetito; vomito o rigurgito e/o diarrea; 
  • a livello respiratorio si riscontrano difficoltà respiratorie, presenza di espettorati fluidi o catarrali, tosse cronica, infiammazione cronica della mucosa con bronchite, pleurite; 
  • nei casi gravi subentrano patologie del fegato, milza, peritoneo. 

Un segno caratteristico è la vulnerabilità ad altri tipi di infezioni, per indebolimento del sistema immunitario, con difficoltà di guarigione per piccole ferite o lesioni o comparsa di sovrainfezioni miste.

La diagnosi

si basa sull’esame obiettivo e sulle analisi di laboratorio eseguite su essudato o liquido pleurico; il medico veterinario potrà fare accertamenti ulteriori eseguendo una biopsia su materiale biologico prelevato da un organo interno (fegato, polmone). 

Dato che la tubercolosi è una malattia altamente contagiosa e considerata minaccia per la salute pubblica, in Italia esiste il sistema di notifica dei casi di tubercolosi, controllato dal Ministero della Salute e parte integrante del sistema di monitoraggio europeo ed internazionale. 

I dati più recenti (Report OMS 2024-2025) confermano che Italia rientra nei Paesi a bassa incidenza della malattia ma sottolineano il leggero aumento del numero dei casi nuovi che riguardano in gran parte persone straniere entrate nel territorio italiano. 

Il monitoraggio include i casi di contagio invertito e le trasmissioni zoonotiche, prendendo in considerazione anche le infezioni indotte da M.bovis e M. avium

Le zone agricole, le fattorie, la campagna sono zone considerate a rischio maggiore; a ciò si aggiunge l’assenza di sintomi negli animali contagiati di recente, fatto che può condurre a difetti di suscettibilità nei metodi diagnostici: ad esempio, all’interno di un canile c’è il rischio di permanenza di animali infetti non identificati e non isolati tra un controllo e l’altro, il che induce l’infezione anche nei cani inizialmente sani. 

La cura 

risulta molto difficile da attuare, per via delle particolari caratteristiche dell’agente patogeno, dell’alto rischio di recidiva nonché del fatto che l’animale rimane contagioso anche durante la terapia mettendo in pericolo gli altri animali e le persone con le quali viene in contatto.

La profilassi 

si basa su

  • la rigorosa osservazione delle norme igienico-sanitarie; 
  • l’isolamento degli animali infetti; 
  • il controllo dinamico dell’infezione nelle persone e negli animali che vi sono stati a contatto diretto. 

Il flusso informativo tra l’osservatorio veterinario e quello umano è regolamentato per legge a livello nazionale e regionale, vigendo l’obbligo di comunicazione d’insorgenza di nuovi casi in ambedue le direzioni (D.M.592/1995; Regolamento di Polizia Veterinaria). 

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE

Le malattie dei nostri amati animali di compagnia possono essere prevenute attraverso le vaccinazioni, l’uso degli antiparassitari e periodici controlli veterinari. 

Per proteggere il cane è bene rispettare le scadenze ed i richiami dei vaccini, seguire la profilassi antiparassitaria, assicurargli un’alimentazione bilanciata e idonea per età, mantenere pulito il suo ambiente con igiene adeguata per evitare contagi e contaminazioni.

Il primo passo per garantire al nostro amico peloso salute, benessere e una vita serena è l’informazione: conoscere in modo approfondito le malattie e i rischi correlati per poter agire tempestivamente con interventi mirati caso per caso.

La farmacia Pelizzo a Udine pone a disposizione degli utenti il reparto Veterinaria con orario continuato 7 giorni su 7, nell’intento di soddisfare le più svariate esigenze di reperibilità dei prodotti e farmaci veterinari: per maggiori dettagli non esitate a contattarci. 

Fonti essenziali

  • Epicentro.ISS

 

(Drssa Afrodita Alexe)